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Opera San Francesco per i Poveri
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Ottobre 2008

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
nella mostra che abbiamo allestito nel chiostro del convento in occasione della festa di San Francesco e per ricordare i cent'anni della Chiesa dei cappuccini, al termine del percorso c'è una scritta: "Custodire la memoria del passato significa prolungare nel tempo azioni luminose e sapienti colme di fede e di virtù, di amore e di carità perché ogni uomo si senta accolto e rispettato, ascoltato e accompagnato nella condivisione e nella solidarietà".

Certamente in questi cent'anni dalla portineria del convento e attraverso l'azione quotidiana di Opera San Francesco non sono mancati gesti concreti di amore e di attenzione verso i poveri. La povertà dai suoi mille volti e gli infiniti gesti di carità sono state due linee continue che hanno attraversato questo secolo.

Oggi ancora la povertà di molti, di tanti ci interpella. Poveri vicini e lontani.

Nella recente presentazione "rapporto delle povertà" a cura della Caritas Ambrosiana il direttore Don Roberto Davanzo diceva: "Parlare di povertà non è mai facile. Misurarla è ancora più difficile. Complessa, articolata, multidimensionale, la povertà ha i volti delle tante persone che i centri di accoglienza quotidianamente incontrano. Si può parlare di povertà, intesa come risorse economiche mancanti, come disoccupazione, fino alle forme più estreme di emarginazione".

Certamente ci sono persone e famiglie che per le loro condizioni sono situate in una zona di "transizione": non così povere da essere raggiunte dagli interventi delle istituzioni pubbliche, ma al tempo stesso vulnerabili. Si può parlare di famiglie in cerca d'aiuto che non possono essere lasciate da sole ad affrontare tanti carichi di carattere economico e non solo.

Accanto ai problemi che possono sorgere, anche improvvisi, per svariati motivi, le persone si sentono schiacciate e incapaci di trovare soluzioni, di guardare con fiducia e speranza al proprio futuro.

È a questo punto che si può parlare di ascolto, di accoglienza, di servizio. Se ci sono famiglie che chiedono aiuto, è vero anche che ci sono famiglie, comunità, associazioni che si impegnano a raccogliere il grido di aiuto dei poveri. Tutti possiamo fare la nostra parte, nessuno deve sentirsi escluso o delegare ad altri il proprio insostituibile compito. Non possiamo passare oltre, ignorando le gravi situazioni di povertà che sono presenti tra noi. Ciò significa operare, laddove viviamo, in sinergia, unendo le risorse e le professionalità, scoprendo i volti della povertà, visibile o invisibile, manifesta o celata. Il povero non è un fardello, ma è un fratello che incontro non per caso, ma per volontà del Signore che vuole bene ad entrambi e desidera il bene e la pienezza di vita di tutti.

 

      padre Maurizio Annoni

 

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Ottobre 2008