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Opera San Francesco per i Poveri
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Dicembre 2008

LETTERA DI UN SENZA TETTO A GESÙ BAMBINO

Caro Gesù Bambino,
da piccolo anch'io ti scrivevo le letterine nelle quali chiedevo poche cose, perché eravamo poveri, ma che puntualmente arrivavano. La notte di Natale, la finestra della cucina della modesta casa rimaneva socchiusa per farti entrare; la mamma mi diceva che dovevo dormire altrimenti non saresti arrivato. Il mattino, al risveglio trovavo ciò che avevo desiderato. La gioia e le emozioni erano grandi. Poi i drammi della vita, la povertà, il rifiuto, l'abbandono& Quanti anni sono passati, non mi è rimasto più nessuno, sono solo, la mia casa è la strada, la condividiamo in tanti.

Eppure questa sera con un pezzo di candela acceso che fa un po' di luce - sai me l'hanno data all'Opera San Francesco, vado lì a mangiare, a lavarmi, mi danno anche i vestiti e quando sto male anche mi curano - voglio scriverti, ma non voglio regali. Voglio stare in compagnia di qualcuno, la solitudine si fa pesante.

Ricordo vagamente le pagine del Vangelo che parlano di te&ricordo che sei nato in una stalla, a Betlemme, che i tuoi genitori non sapevano dove alloggiare, nel presepio c'erano gli angeli, i pastori, l'asino, il bue, le luci. Eppure caro Gesù Bambino, ti sento vicino, so che tu non mi abbandoni. Anzi ci ripenso e ho l'ardire di chiederti ancora regali come tanti anni fa.

Tu hai conosciuto la povertà, lo sterco degli animali ti hanno fatto da culla, per te, straniero, tutte le porte erano chiuse. Tu hai conosciuto la tenerezza e la cura di un padre e una madre; ti hanno voluto bene, hanno capito il Dono che tu eri per loro e per tutti. Hai ricevuto la visita di gente strana e poco raccomandabile, i pastori, che sono venuti ad adorarti; la tua nascita ha suscitato anche le voci del cielo, gli angeli che ti hanno riconosciuto operatore di pace e salvatore del mondo. In tanti sono venuti, incuriositi per vederti e sono tornati pieni di stupore e la loro vita è cambiata.

Cosa ti chiedo, caro Gesù? Non voglio una casa, un lavoro, compagnia&non chiedo per me, ma chiedo per tutti coloro che incontro ogni giorno, là nel mio luogo abituale vicino alla galleria e alla metrò, perché da lì un po' di caldo esce. È da lì che stendo la mano.

Ti chiedo che la gente non si addormenti nell'indifferenza, ma sia capace di vedere con il cuore. Un incontro, una parola può dare speranza e forza, un motivo in più per continuare a vivere.

Chiedo agli angeli che annunciano la pace di portare guerra alla sonnolente tranquillità di troppe persone che, conniventi e nel silenzio, consumano ingiustizie e soprusi rendendo i poveri ancora più poveri.

Ti chiedo Gesù, tu che sei Amore, di aiutare tutti a ripudiare l'egoismo e il possesso per inventare una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Penso a Giuseppe, alle sue mani protese a bussare invano alle porte per trovare riparo per te e per Maria. Ti chiedo che chiunque bussi alla porta del cuore del prossimo non sia deluso, ma trovi accoglienza, rispetto, calore, ascolto, aiuto concreto.

Tanti che condividono la strada con me vengono da lontano. Li conosco, i loro volti mi sono familiari; la povertà, la guerra, la fame dei loro paesi&quanta desolazione! Hanno affrontato i viaggi della speranza, molti sono morti nel mare. Gesù caro, tu sei stato straniero, hai conosciuto l'esilio dell'Egitto. È l'ultima cosa che ti chiedo, non voglio stancarti: aiuta tutti a comprendere che il prossimo non è un'invenzione di ciascuno ma è la persona che incontro con il suo volto e la sua storia. Allontana da noi il razzismo e la facile violenza.

Caro Gesù Bambino, la candela sta finendo, una luce si sta spegnendo, ma si accende una nuova Luce, nasce la speranza che sei tu!

Ti abbraccio, ti stringo forte, sei il mio Gesù Bambino!
Buon Natale!

 

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