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Opera San Francesco per i Poveri
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Febbraio 2009

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
in questi giorni le pagine dei giornali e i notiziari hanno dato ampio spazio al Decreto legge varato dal Governo in tema di sicurezza. Mentre leggevo e ascoltavo le notizie, i commenti, le prese di posizione, le critiche, ho riletto e riflettuto uno scritto di Martin Luther King che un amico mi ha mandato come biglietto augurale natalizio. Ve lo propongo:
"Oggi, nella notte del mondo e nell'attesa della buona Novella, io affermo con forza la mia fede nel futuro dell'umanità.
Rifiuto di credere che nell'attuale situazione gli uomini non siano capaci di migliorare la terra. Rifiuto di credere che l'essere umano sia un fuscello di paglia trasportato dalla corrente, senza la possibilità di influire minimamente sul corso degli eventi.
Credo che la verità e l'amore senza condizioni avranno l'ultima parola.
Credo fermamente che anche tra le bombe che scoppiano e i cannoni che sparano, resti viva la speranza di un domani più sereno.
Oso credere che un giorno tutti gli uomini della terra riceveranno tre pasti per nutrire il corpo, istruzione e cultura per nutrire lo spirito, uguaglianza e libertà per una convivenza più umana".

Parole forti, parole che impegnano la nostra vita. "Rifiuto di credere che nell'attuale situazione gli uomini non siano capaci di migliorare la terra". Ma quale strada percorrere perché si possa realmente parlare di miglioramento? La risposta non è certamente univoca, ma un punto di partenza qualificato sta nella capacità dell'uomo ad essere accogliente.
Gesù Cristo è colui che ha accolto l'uomo nella sua fragilità per renderlo creatura nuova e nel contempo è stato accolto come ospite ora nella casa di Marta e Maria, di Zaccheo e di Levi. Nel suo messaggio il Signore usa spesso parole di accoglienza, cita nelle parabole episodi di accoglienza - penso al buon samaritano - ma innanzitutto è la sua persona che si fa prossimo e accoglienza nei confronti di tutti. Ciò che più sorprende nei Vangeli è l'accoglienza riservata a tutti, nessun escluso, perfezionando la legge antica che creava i "distinguo".
E l'accoglienza per il Signore non è semplicemente una risposta ai bisogni della persona, qualunque essi siano. Accoglie invece la persona, il suo volto, la sua storia, le sue delusioni, il suo peccato, la sua malattia, la sua origine, la sua carica di speranza e di attesa, il suo desiderio di essere diverso, di poter uscire dalla situazione di emarginazione, di esclusione e di povertà. Gesù ama la persona, così come è.

San Francesco d'Assisi, quando bacia il lebbroso, non lo fa perché ne è attratto o perché questo gli piace, ma perché il lebbroso ne ha bisogno per guarire, cioè per ricominciare a sentirsi uomo. Non si vive l'accoglienza, come del resto la carità, per sentirci buoni o perché è gratificante, bello, emozionante. Ma perché l'altro ha bisogno del mio gesto di solidarietà e di condivisione, perché ciò che conta è il "tu" e non l"io".
Il contrario dell'accoglienza è la diffidenza, l'indifferenza, la paura. In molti, troppi modi viene declinata la diversità. L'altro è un diverso dal quale devo difendermi, che mi fa paura, che in qualche modo mi sottrae qualcosa. In questo contesto l'accoglienza acquista ancora tutto il suo valore e la sua urgenza. È necessario rivedere l'equazione diversità = paura. Le diversità che i poveri, i forestieri, gli immigrati manifestano non sono un limite, non esigono barriere, ma sono e rappresentano l'identità di una persona che chiede di essere accolto come uomo, come donna con il suo vissuto e la sua speranza. Il rispetto, e non il giudizio, è il primo gradino nella scala dell'accoglienza!

Anch'io come Martin Luther King mi rifiuto di credere che l'uomo debba rimanere impassibile o indifferente quando chi gli sta accanto muore per il freddo per strada o viene bruciato su una panchina solo perché è un diverso; mi rifiuto di credere che l'uomo, capace di grandi cose, anteponga il proprio interesse ed egoismo mascherandolo con leggi che lo tutelino a discapito dei poveri e degli emarginati. Mi rifiuto di credere che nel cuore dell'uomo non sia ancora presente quel "lucignolo fumigante" che permette di vedere il povero come un amico con il quale condividere l'esperienza della vita perché per tutti resti viva la speranza di un domani più sereno.

E pensando al decreto sulla sicurezza, oso sperare& Spero che al posto di un registro nazionale delle persone senza dimora, ci sia la volontà politica di promuovere e sostenere percorsi di accompagnamento sociale, in collaborazione con quanti da decenni si prodigano per loro, e si favorisca l'integrazione di persone già in gravi difficoltà nei loro abituali luoghi di vita.
Oso sperare che le ronde siano solo "ronde della carità", come già in alcune città sono presenti, dedite di giorno e di notte a "servire" i poveri di strada.
Oso sperare che il povero che ha bisogno di un medico trovi sempre e comunque un buon samaritano che ha cura di lui e non sia dominato dalla paura e dall'indifferenza.
"Oso credere che un giorno tutti gli uomini della terra riceveranno tre pasti per nutrire il corpo, istruzione e cultura per nutrire lo spirito, uguaglianza e libertà per una convivenza più umana"

 

      padre Maurizio Annoni

 

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