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Opera San Francesco per i Poveri
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Aprile 2009

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
sono ancora impresse nella nostra mente e nel nostro cuore le drammatiche immagini del terremoto che ha colpito l'Abruzzo. Pochi secondi, una frazione di tempo sono bastati per sconvolgere la vita di tante famiglie duramente colpite dalla morte e dalla distruzione. Pochi attimi hanno cancellato tutto, vita, affetti, ricordi, beni. E poi la grande, ammirevole corsa dei soccorsi: nessuno si è sottratto, tutti hanno collaborato per salvare le vite, per alleviare il dolore. Certamente un terremoto di queste dimensioni si misura in termini statistici: dall'intensità tellurica, al numero delle vittime, ai danni provocati, al costo della ricostruzione. Ma credo che ci sia un dato che sfugga a qualsiasi analisi statistica: è la somma infinita dei gesti piccoli, semplici, quotidiani, di ascolto, di accoglienza e di carità che le persone colpite si sono scambiate tra loro e con chi è venuto in loro soccorso.

Sono gesti, parole, opere che nascono da un profondo sentimento di solidarietà e di condivisione. Tutto nasce da un cuore provato che sa rispettare e accogliere l'altro che con te vive la prova. È un cuore capace di commuoversi e di comprendere che la vita dell'altro è anche tua, ti appartiene, ti senti responsabile, non puoi lasciarlo solo soprattutto quando vive la difficoltà.

Non commetto una forzatura se applico il criterio della "commozione" (e le virgolette sono d'obbligo!) delle zone terremotate a Opera San Francesco e alla nostra quotidianità. Anzi!...

Per OSF è tempo di bilanci e di previsioni. Il numero di utenti, le spese da sostenere, le donazioni, i nuovi progetti sono variabili che interessano da vicino e interrogano. Ma c'è un linguaggio che non appartiene ai numeri e alle statistiche: è il linguaggio dell'amore. L'evangelista dice riferendosi a Gesù "avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine". C'è una duplice interpretazione della parola "fine": si può intendere la croce, ma si può anche dire che la vita di Gesù fino al suo compimento è stata una donazione di amore nei confronti dell'uomo. In altre parole non c'è stato attimo della vita di Gesù che non fosse interpretato dalla logica del servizio e del dono di sé per l'uomo povero, emarginato, peccatore, umiliato. Tutti e ciascuno erano oggetto del suo amore.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di riproporre il linguaggio dell'amore e della comprensione. Non servono né strategie né programmi, non bisogna scomodare l'analisi statistica: è sempre urgente attivare il "cuore capace di vedere" (e di ascoltare e di accogliere, aggiungo!) in una normalità di gesti di carità che proprio perché ordinari, diventano straordinari. È la fedeltà e l'autenticità a renderli tali.

Fra Domenico, il mio confratello che è responsabile del servizio docce e guardaroba, spesso ripete che i nostri poveri quando escono dal servizio, lavati e in ordine, sono un'altra persona. Possono dignitosamente affrontare la città, le persone che incontrano senza vergognarsi del loro stato. Gesti semplici, umili che cambiano la vita di chi li riceve.

Penso ai terremotati, penso ai nostri ospiti: che cosa li accomuna? La fatica di un presente, la speranza in un futuro dove la carità ha una missione da compiere.

Adesso tocca a noi, gente che osserva, che sa, che riflette: una missione ci è stata affidata, non possiamo cadere nell'indifferenza e nella delega. "Li amò sino alla fine!".

 

      padre Maurizio Annoni

 

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