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Opera San Francesco per i Poveri
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San Francesco 2016

A TAVOLA CON NATALY E AGATA

Agata e Nataly stanno terminando il pranzo, il loro vassoio è praticamente vuoto e con le mani entrambe tamburellano sul tavolo. “Certo che vogliamo parlare con voi ma non vorremmo però tenere occupato questo posto, se qualcuno ancora deve mangiare”, si guardano in giro preoccupate, ma in effetti la coda al self service si va esaurendo, sono le due e mezza e la mensa sta per chiudere, mentre sul display in alto, sotto la data, continua ad aggiornarsi il numero di pasti che sono stati serviti oggi a pranzo: 1567…1568...1569...
La mensa di Opera San Francesco è ancora piena, tanti gruppi, un po' di confusione. A tavolo con le due signore c'è un uomo che fa cenno con la testa, non vuole parlare e continua a mangiare in silenzio, lo sguardo fisso sul suo piatto. Agata viene dal Perù, Nataly dall'Ecuador, una ha 53 anni, l'altra 50, entrambe fanno pulizie, vengono in mensa spesso, tutti i giorni Nataly, un giorno sì e uno no Agata. Sono sole tutte e due e parlano volentieri fra loro, sempre con gentilezza, incerte se la loro storia 'va abbastanza bene' per essere raccontata.

Agata ha un figlio a suo carico, ventenne, che vive in Perù e si appresta a fare ingegneria industriale; aveva anche una figlia di quindici anni ma è morta in un incidente stradale, poche parole secche per arginare un dolore che solo un breve cenno in più rischierebbe di far strabordare, inondando tutto. Nataly è sola da quando il marito, che faceva il portinaio in centro a Milano, è caduto in depressione. Non gli hanno dato la liquidazione, ha cercato inutilmente di avere i soldi, ed è tornato in Perù dove lavora e manda a Nataly i soldi per vivere, 700 euro al mese. Lei è assunta per 25 ore a settimana, mentre ne fa quasi tre volte tanto e lavora dalla mattina alla sera, aspettando quei soldi promessi che, le hanno detto, prima o poi arriveranno. Agata invece i soldi guadagnati non li ha mai avuti, faceva la badante ed è stata picchiata, ma non ha avuto il coraggio di sporgere denuncia: lavorava in nero, e quello che voleva mandare a suo figlio per studiare ha dovuto dimenticarlo e cercare di guadagnarselo altrove. Ora paga 230 euro un posto letto e mette da parte tutto quello che riesce per suo figlio in Perù.

Con loro c’è anche Ines, 67 anni, che sorride, si guarda attorno, guarda le sue compagne di tavolo, si illumina. Anche lei peruviana, disoccupata, viene tutti i giorni in mensa. “Lavoravo come domestica, regolarmente assunta – racconta – ma ho avuto un infortunio sul lavoro, sono caduta dalle scale. Sono stata curata, ma mi hanno licenziato, e non mi hanno mai dato la liquidazione. Qui mangio bene e sono sempre contenta, trovo qualcuno con cui chiacchierare, mi distraggo. A casa invece sono sempre sola. Da due anni non lavoro più e non posso che ringraziare tutti i giorni San Francesco e la sua Opera. Per me è così importante venire qui!”.

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