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Opera San Francesco per i Poveri
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Novembre 2017

SOLIDARIETÀ È ASCOLTO, FONDAMENTALE ANCHE IN MUSICA

Il concerto del 20 dicembre al Teatro dal Verme in favore di OSF si intitola “Tribute to Miles” ed è un omaggio al grande disco “Kind of blue” di Miles Davis. Cosa rappresenta per chi come te fa jazz da sempre questo artista e questo capolavoro?
Per me ha significato un po’ tutto. L’ho scoperto agli inizi della mia vita jazzistica, quando mi stavo appassionando a questa musica e ho capito che c’era una certa affinità di pensiero. Ovviamente lui era Miles Davis, io non ero nessuno ma sentivo che tra tutti i musicisti che avevo sentito fino a quel momento era quello che sicuramente mi era più vicino per sensibilità e poetica e quindi ho appreso moltissimo sia da lui che ovviamente da Chet Baker, in un modo diverso. Tra loro ci sono delle similitudini per quanto uno sia un musicista bianco, l’altro nero. Grazie a Davis ho appreso una certa filosofia di suono non solo con la tromba ma anche con la sordina. Io amo molto suonare la tromba con la sordina cosa che anche lui faceva spessissimo. Ricordo che ho passato mesi e mesi a studiare un brano - “Midnight”- una versione da lui registrata nel 1956, questo per dire che ho cercato di avvicinarmi il più possibile a quell’idea di poetica, di suono, perché soprattutto quando si inizia bisogna scegliere un maestro e cercare di stargli “intorno”, vicino, io non potevo farlo fisicamente ma solo grazie alle sue registrazioni. Ma certo Davis non era solo questo: poi ho scoperto un artista di grande intelligenza e creatività, che non si guardava mai indietro ma sempre avanti e grande scopritore di talenti e grandissimo architetto musicale. Un musicista che ha formato dei gruppi che hanno fatto la storia, uno che gestiva la musica con grandissima libertà dando ai suoi compagni di viaggio l’opportunità di esprimersi al meglio. Tutte queste cose io le ho portate nella mia musica, non solo nella mia tromba: per esempio nell’organizzare i miei progetti musicali, soprattutto quelli iniziali, nel mio quintetto storico che ormai esiste da 34 anni, ma anche in altri gruppi ho cercato da leader di gestirli con questa idea. È stato per me un musicista di riferimento, non solo per la poesia e l’utilizzo di spazi e silenzi che sono una costante nella mia musica, ma anche dal punto di vista del suo esempio, musicale e di un uomo che ha fatto molte cose diverse tra loro, si è messo in gioco, spesso in progetti non popolari, Davis era uno che cambiava pelle, ed essendo io un musicista poliedrico, devo dire che questo insegnamento è stato prezioso. “Kind of blue” è uno dei dischi più belli della storia del jazz, più originali, che si porta appresso tutto ciò che ho detto e rieseguirlo a Milano è una bella soddisfazione e farlo con l’orchestra del Conservatorio lo è ancora di più. Con Pino Jodice ho già fatto delle cose come ospite all’interno dei suoi progetti ed è uscito anche un disco di una registrazione fatta dal vivo a Pozzuoli, quindi ci sono tutti gli elementi per eseguire un bel concerto in più c’è la motivazione sociale. Unire il sociale, l’aiutare le persone con le proprie passioni, è la chiusura del cerchio.

Ogni anno OSF organizza un concerto in occasione del Natale, la proposta solitamente è di musica classica, quest’anno quindi il jazz sarà una novità. Che cosa deve aspettarsi chi parteciperà a questo appuntamento? E perché dovrebbero venire secondo te?
Le musiche stanno andando tutte in una direzione, pur mantenendo le loro peculiarità ovviamente, il jazz è entrato da diversi anni nei conservatori di musica, e questo è abbastanza emblematico. Sono due linguaggi, quello della musica colta e classica e del jazz, molto più vicini di quanto sembri: il jazz deve moltissimo alla musica classica, all’opera. Non sarebbe nato il jazz se i migranti europei non fossero arrivati negli Stati Uniti portandosi dietro la loro musica: popolare, napoletana, l’opera, italiana, le canzoni scozzesi trasformandole poi nella tribalità della musica africana. Luis Armstrong quando faceva il warm up, cioè quando era in camerino a scaldare lo strumento, suonava la Cavalleria rusticana e il suo sogno pare fosse quello di poterla registrare. Sempre di più, anche i più grandi compositori del passato, come Stravinskij e altri sono stati enormemente affascinati dal jazz: pensiamo a “La storia in blu” di Gershwin o “Un americano a Parigi”. Ci sono molti punti di contatto, sono due musiche che hanno molto in comune, un’idea di suono e orchestrazione estremamente raffinata. Quindi sempre di più il pubblico che è capace di andare a sentire Mahler, può apprezzare anche il jazz, ed è sempre più ampio e curioso. Anche il progetto presentato qualche giorno fa all’Hangar Bicocca “Altissima luce”, sul Laudario di Cortona lo conferma, un’opera poi che ha molto a che fare con San Francesco, perché si tratta delle laudi dei pellegrini del 1200.

Chi verrà al concerto e non conosce il jazz si deve aspettare una grande sorpresa: troverà molti punti di contatto, molti punti in comune tra due musiche che sempre di più si avvicinano, ma l’hanno sempre fatto, non ci inventiamo nulla. La differenza è che a un certo punto c’è stato un jazz di rottura, molto legato a tutte quelle che sono state le problematiche raziali, c’era una nota ostica, dissonante. Ma il jazz di oggi ha molte vie completamente nuove, più vicine a noi di quanto sembri. L’unica cosa che deve fare il pubblico che verrà al Dal Verme ad ascoltarci è quella di non avere pregiudizi, perché il jazz è proprio la musica che non vuole avere pregiudizi, la musica dell’apertura.

Conosci ciò che quotidianamente OSF fa per aiutare chi si trova in difficoltà e bussa alla nostra porta e sappiamo quale sia il tuo impegno civile e sociale, se quindi ti dico solidarietà, a cosa pensi? Cosa significa per te oggi?
In questo momento solidarietà significa tendere la mano e tendere la mano significa farlo con tutti, pensare agli ultimi, a chi ha bisogno. Indipendentemente dalle geografie, dal colore della pelle, dalle nostre religioni. Solidarietà significa tendere la mano verso chi non ha solo bisogno di cose materiali, intendiamoci, perché non è necessario solo cibo o vestirsi, bisogna anche esserlo con chi porta avanti delle cause giuste, che sono legate alla segregazione, a una politica opprimente…

Solidarietà è l’ascolto. Cosa importante anche nella musica: ciò che cerco di insegnare io ai ragazzi è che la cosa più difficile non è tanto suonare bene o suonare male ma suonare cercando di stare concentrati con se stessi e allo stesso tempo con gli altri. Questa è la cosa importante: ascoltarsi quindi significa dialogare, ed essere solidali significa tendere la mano a colui che ti parla, se tu non lo ascolti non potrai mai capire quali sono le sue ragioni. Per cui trovo che in questo momento la parola solidarietà si rivesta di molti significati: non è solo dare l’euro, o offrire i servizi che voi offrite, che sono solo una parte di una tela che purtroppo è ancora tutta da cucire, che si cuce ogni giorno, e sarà così a lungo. La solidarietà parte dal nostro pensiero, dal nostro bisogno di sentire gli altri, e solo dopo che siamo in grado di sentirli, ognuno potrà offrire la sua solidarietà, quella di cui dispone, grazie a diversi strumenti. Ogni cittadino lo fa ogni giorno con il proprio vicino, con la persona che trova per strada, voi lo fate in modo straordinario con una struttura più ampia. Ma la tela è fatta di tanti pezzettini, che vanno messi assieme.

Parteciperò al concerto di Natale alla Basilica superiore di Assisi, e durante un’intervista mi hanno chiesto chi fosse per me Francesco e io ho risposto che era semplicemente un uomo. E un uomo che è stato capace di fare ciò che lui è riuscito a fare semplicemente parlando con gli uomini e la natura, è la più grande speranza che noi possiamo avere. Gli uomini sono capaci di cambiare il mondo parlando a tutti con semplicità e ciò significa che avremo ancora un futuro anche in questi momenti bui che stiamo vivendo.

Solidarietà significa ascoltare, parlare e poi agire come possiamo. Con il proprio fare, il proprio pensiero. Però l’importante è fare e non stare a guardare.

L’appuntamento è per mercoledì 20 dicembre alle 20.30 al Teatro dal Verme di Milano in via San Giovanni sul Muro. I biglietti sono acquistabili in teatro o su
www.vivaticket.it.

Per informazioni e prenotazioni:
Aragorn 02/465.467.467, da lunedì a venerdì - ore 10/13 e 14/17 biglietteria@aragorn.it

I biglietti sono acquistabili in teatro o sul sito

www.vivaticket.it

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