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Opera San Francesco per i Poveri
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TESTIMONIANZE: LE TANTE FACCE DELL'ASCOLTO

L'esperienza di un volontario al servizio accoglienza.
Testimonianza di Francesco Castelli.
 

"Lavoro al servizio accoglienza e, in più di sette anni, ho visto passare davanti allo sportello un'infinità di volti diversi. Ogni giorno rinnovo tessere e attivo servizi, ma credo che il momento centrale e formativo della mia attività sia il colloquio di orientamento con il povero, con la persona che sta esprimendo il suo bisogno materiale più pressante. Allora è impossibile ignorare i molti dubbi, i difficili quesiti e, perché no, le nostre inadeguatezze.
Spesso, ad esempio, c'è una reale difficoltà di comunicazione con persone che parlano gli idiomi più disparati. Così mettiamo insieme tutte le nostre conoscenze linguistiche e goffamente cerchiamo di imbastire un discorso comprensibile, magari anche un po' divertendoci e provocando divertimento.
Poi però, durante il colloquio, la richiesta prevalente dei poveri è sempre quella: poter avere finalmente un lavoro, una dignità. Così, qui più che in altri servizi di Opera San Francesco, veniamo a contatto con la storia della persona che abbiamo di fronte.

Mi chiedo, a volte, se ho il diritto di entrare nella vita di un uomo che forse non vuole essere scoperto perché timoroso, diffidente, ferito. Ecco allora che devo saper ascoltare l'esigenza che in quel momento il povero esprime veramente, entrare in sintonia con il suo bisogno, distinguendo il mio desiderio di comunicare da quello che la persona mi sta effettivamente chiedendo.
Per riuscirci devo tenere sempre presente che il servizio fa parte di una rete di servizi sul territorio, a cui il povero potrebbe essere rinviato per vedere meglio soddisfatto il suo bisogno. Devo avere coscienza di essere inserito in un servizio. Non è quindi il mio approccio al problema che deve prevalere ma quello di Opera San Francesco. Solo così - non sovrapponendo mai la mia mentalità, le mie intuizione del momento, anche se giuste - posso mettere in condizione gli altri volontari di continuare nel modo migliore il lavoro che ho iniziato raccogliendo i dati di una persona.

Tempo fa ho letto una frase attribuita ad un mistico musulmano: "La verità era uno specchio che, cadendo, si ruppe. Ciascuno ne prese un pezzo e, vedendo riflessa in esso la propria immagine, credette di possedere l'intera verità".
Contro ogni forma di arroganza, anche piccola, occorre accostarsi con rispetto all'altro, alla sua idea, alla sua "verità", nella consapevolezza che "abbiamo solo una parte dello specchio".
Solo così, secondo me, si serve l'altro: con l'umiltà di saper riconoscere ogni giorno il suo bisogno."

Francesco Castelli