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Opera San Francesco per i Poveri
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TESTIMONIANZE: OPERA VA IN DISCOTECA

La lettera di una volontaria sulla serata benefica in favore di OSF ai Magazzini Generali.
Testimonianza di Laura.
 

"Carissimo Padre Vittorio, mi chiamo Laura, ho 36 anni e faccio volontariato con voi, al servizio accoglienza, dal settembre scorso.
Ricordo quando mi proposi a Liliana la prima volta: ero tutta gentilezza e sorrisi adeguati, anche se avrei voluto essere da un'altra parte - su una poltrona a leggere, sotterrata sotto un mare di scuse per non accollarmi troppe fatiche - mi ero arresa a una voce dentro, profonda (la Legge Morale dentro di me?) che mi spingeva ad espormi. Così ho iniziato.
Ed è stata e continua ad essere una bella esperienza. Nel rapporto con il "povero" - ma dove sono i barboni con i dreds per capelli? - trovo quasi sempre un rispetto dell'altro verso di me, financo quando - di rado - alza la voce: ci sono dei confini chiari e la comunicazione è netta, non si parla dell'astratto, ma del pane.
Anche della rabbia, che però esce allo scoperto subito, che non teme (perchè non conosce) i giochi di ruolo. Il povero e io con lui, dentro la relazione di aiuto, siamo quasi sempre esattamente ciò che si vede: e questo è sano!

Ieri sera sono andata ai Magazzini Generali per la serata organizzata in vostro favore e della quale ho letto sul bollettino che avete inviato ai volontari.
La prima impressione, ancora fuori dai cancelli, è forte: salto la fila, so già che scena vedrò, perchè l'ho già vista mille volte... Andrò dal buttafuori, gli chiederò di farmi passare perchè conosco questo o quell'altro alla biglietteria, perchè lui non si ricorda ma cinque anni fa abbiamo chiacchierato cinque minuti, sicché potrebbe farmi una cortesia... E lui mi rimanderà in fondo alla fila, o forse mi farà passare, preso per stanchezza, con l'aria di "va bene, va bene, va bene così...", anche se non va per niente bene.
Un'aria inespressiva tra la folla allucinata.
Lo raggiungo, mi trema un po' la mano.. (sigh! ma dov'è la sfacciataggine dei vent'anni?), tiro fuori dalla tasca il cartellino da volontaria e: "Sono di Opera... posso passare?" "Prego", mi dice scostandosi di lato e aprendomi un varco, subito, senza pensarci, con un accenno di inchino. Come un'espressione di rispetto.

Dentro sono i soliti Magazzini, squallidi al punto giusto, alcool come se fosse gratis, la società dell'immagine che si rivela, brandelli di discorsi, suoni acid jazz, tutto di plastica... tutto come si conviene. Faccio un giro fino al palco con il cartellino da volontaria appuntato. Lo porto con orgoglio e allo stesso tempo come un'armatura: mi definisco.
E poi conosco altri volontari e volontarie e ne ricavo questa sorprendente impressione: sono persone felici! Persone equilibrate, persone felici. Non schifano quelli che sono intorno a loro, non sono gasate oltremisura tipo "Yeah, yeah, siamo i migliori!". Sono persone con le quali è piacevole e rasserenante intrattenersi.

Arriva il momento dell'intervento dei frati dal palco: la gente ascolta! Il messaggio è forte. Tiene il palcoscenico. Sento un paio di volte la parola "Vangelo" e aspetto il colpo, per un attimo, aspetto che metà delle persone si girino e se ne vadano... E invece no. Restano lì, continuano a partecipare attivamente.
Al popolo della notte piace San Francesco. Da San Francesco si lasciano ammansire (e non è stato così anche per me forse?). Se è San Francesco a proporre il Vangelo come sommo bene allora va bene, allora ascoltano. Battono le mani spontaneamente. E' un pubblico vero, non una massa ammaestrata! Un pubblico ebbro di immagine che si rilassa, finalmente, nella verità povera di fronzoli. Resto così, sospesa su questa riflessione, con la speranza che si possa evolvere ancora.

Con un grazie nel cuore, ancora una volta a Frate Francesco, a lei e a tutta Opera."

Laura