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Opera San Francesco per i Poveri
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TESTIMONIANZE: IL PONY DELLA SOLIDARIETÀ

Un pasto caldo per stare vicini agli anziani che ad agosto restano soli in città.
Testimonianza di Marisa.
 

Anche quest'anno i volontari di OSF hanno offerto la loro collaborazione all'iniziativa "Pony della Solidarietà", promossa dal Comune di Milano per aiutare gli anziani più bisognosi, che in estate restano soli in città. Ecco la testimonianza di Marisa, che ha regalato a tante persone la sua disponibilità e la sua umanità portando a domicilio i pasti caldi cucinati nella Mensa di OSF.

"Mi dai anche un bacio?
Due occhi vividi di bimba anziana, un corpo che non risponde più alla esigenze della vita, una mente che ancora non ha perso la speranza di avere la sua parte, anche piccola, di affetto. Entro nella sua casa: una casa dignitosa, centrino sul tavolo e fotografie... tante fotografie. La sua vita è riassunta in quelle immagini.
Depongo il vassoio termico del pranzo sulla tovaglietta linda, che ha ancora i segni del ferro da stiro: un primo, un secondo con contorno, un frutto, bibite e alimenti vari. Dovrei andare via subito, lo so... ci sono altre persone che considerano la nostra visita l'evento più importante della giornata, che stanno aspettando... un ritardo forse potrebbe creare loro ansia e disagio. Questo pranzo, per tante persone, non è solo fonte di sostentamento. E' la prova che non sono soli e, per quanto piccola sia l'offerta rispetto al bisogno, che insieme al pane, c'è qualcuno che ha amore per loro. Chiudo gli occhi, mi dispiace di dovermene andare... questa donna fragile alza lentamente la sua mano esile e mi dà una carezza, inconsapevole di quanto il suo gesto tocchi la mia anima.

Da tre anni, durante le ferie estive, presto questo servizio per Opera San Francesco; porto a mezzogiorno pasti agli anziani segnalati dal Comune, che rimangono in città e hanno bisogno d'aiuto. Con un altro volontario mi alterno alla guida del camioncino. Palazzi deteriorati, scalini da salire col "fiatone", numeri civici inesistenti, nomi sconosciuti, porte senza indicazioni, persone che attendono con ansia l'unico contatto con "l'altro" e che vorrebbero trattenerti e parlare e ancora parlare.
Un vassoio devo riportarlo intatto nel camioncino infuocato dal sole. Entro nell'androne e ho come un presagio... mi assale il timore che questo vassoio non sarà aperto. Vedo in un angolo la portinaia, le chiedo del destinatario, lei scrolla il capo e la mia ansia si trasforma in profonda tristezza: quel signore non attenderà più il suo pasto, ora sarà alla Mensa del Signore. Una brevissima preghiera e la corsa ricomincia...

Ma non sempre la povertà va di pari passo con la tristezza. Salgo quasi di corsa i cinque piani di una casa popolare e suono al campanello sorridendo: due coniugi mi accolgono con un benvenuto allegro. Lei da sette anni non esce di casa, impedita da un corpo malato, ma anche timorosa di quel che potrebbe capitarle fuori dal suo guscio; lui, il marito, la guarda continuamente e nei suoi occhi percepisci gentilezza e affetto. Uno sguardo che fa bene anche a me. Li aiuto ad aprire il vassoio: il pesce con il suo sughetto appetitoso strappa loro gridolini di entusiasmo, vorrebbero a tutti i costi che prendessi una delle due mele, poi mi fanno domande, sinceramente interessati, sulla mia vita. Li lascio con il cuore più leggero.

L'accoglienza e la gratitudine nel ricevere un pasto, una parola gentile, un sorriso mi scaldano il cuore, mi fanno tanto bene.
Sono episodi che mi porto dentro, che diventano emozioni e poi memoria; vorrei che tutti potessero provare l'esperienza di come il gesto di offrire un aiuto possa tramutarsi in una infinita ricchezza.

Il nostro turno è finito. Riconsegniamo il camioncino e ritorniamo a casa. Sensazioni confuse si alternano nella mia mente: tristezza per questa povertà e solitudine, speranza che questo nostro piccolo gesto abbia fatto sentire meno soli questi anziani. Sorrido pensando che stanno mangiando un pasto caldo e rivolgo un pensiero grato a OSF per questo gesto d'amore. Semmai dovessi trarre un bilancio di questa giornata di servizio, dovrei dire, senza retorica, che poco ho dato, tanto ho avuto."

Marisa